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La cucina russa è la cucina tradizionale del popolo russo. Formandosi, ha subito le influenze delle varie culture, etnie e religioni presenti nel vasto territorio, e ha inglobato una grossa quantità di pietanze dalle varie nazionalità, oggi facenti parte della Federazione Russa. Di conseguenza, pietanze, ricette nonché abitudini alimentari cambiano notevolmente con la geografia. La base dell'alimentazione della gran parte di popolazione, rappresentata dai contadini, era costituita da cereali e ortaggi, i quali venivano usati per la preparazione di insalate, zuppe, polente, pane e prodotti affini. Come dice un detto popolare - "Šči da kasha - pisha nasha" (Šči e kash sono il nostro cibo). Tra le zuppe si ricordano anche la botvin'ja, il rassol'nik.

Facevano parte delle pietanze tradizionali una molteplicità di zuppe e minestre, tra le quali le più famose dei latticini tipici russi. Con smetana si condivano zuppe e minestre, pel'meni (пельмени, ravioli di farina di grano tenero) e insalate. Un altro latticino tradizionale è la ricotta (творог), dalla quale si preparano i syrniki (сырники, fritelle di ricotta) e la Paschka, un dolce pasquale.

Tra altri tipi di dessert si conoscono seguenti prodotti di panetteria:                                                                    

  • kalatch (калач) - pagnotta a forma di lucchetto,
  • prjanik (пряник) - pan pepato,
  • pirog (пирог) - torta, pasticcio,

e in più marmellate varie e miele.

La chiesa ortodossa ha avuto una grande influenza sulla cucina russa, in quanto più della metà dei giorni all'anno erano giorni di digiuno stretto e non si potevano consumare alcune categorie di alimenti. Proprio per questo nella cucina tradizionale russa prevalgono pietanze con funghi, pesce, grano, ortaggi, frutti di bosco. Molte piatti magri tradizionali non hanno analogie nelle cucine di altri paesi: crauti (cavoli fermentati), cetrioli in salamoia, funghi porcini secchi.

Gli ortaggi venivano consumati non solo crudi, ma anche bolliti, cotti al vapore o alla brace, fermentati, preparati in salamoia e sott'aceto.

Il pesce si faceva al vapore, bollito, fritto, stufato, alla brace, farcito con diverse ripieni (per esempio, con polenta o funghi), oppure sotto sale, in gelatina, veniva mangiato anche salato, seccato al sole. Il caviale si preparava non solo sotto sale, ma anche bollito in aceto e latte di papavero.

La molteplicità di polente si basava su diverse varietà di colture cerealicole, coltivate in Russia. Inoltre, la granella di ogni tipo di cereale si usava sia intera che triturata in vari modi.

All'estero la cucina russa fa venire in mente come prima cosa pietanze e alimenti come bliny (блины), caviale, pel'meni.

Una particolarità della cucina tradizionale sta nel fatto che la frittura come metodo di preparazione veniva utilizzata raramente. Quasi sempre il cibo veniva cucinato nel forno a legna, e quindi si usavano largamente i seguenti modi di cottura - bollitura, cottura alla brace o in cartoccio, cottura in umido.

Lo šči (in russo: щи), è una varietà di zuppa condita e consiste in una famosa pietanza nazionale russa.

La sua caratterista principale è il gusto aspro, dovuto al grande uso di cavolo nella preparazione. Il cavolo non è tuttavia l'elemento fondamentale di questa zuppa, in quanto il gusto acidulo può essere dato anche da altre piante, quali l'acetosa o altre erbe neutre condite con salamoia di cavolo o di altre verdure. In seguito, un altro elemento da sottolineare riguarda le verdure, che vanno aggiunte alla zuppa crude, senza alcuna precedente cottura e senza essere state soffritte.

Lo šči viene solitamente preparato nel brodo di manzo, anche se nelle regioni russe occidentali viene utilizza anche la carne di maiale o di volatili da cortile. Lo šči presenta una variante vegetale, definita pustoj (vuota). Bisogna poi evidenziare anche un altro tipo di zuppa, chiamato sutočnyj (giornaliero): esso acquisice un gusto tutto particolare e viene consumato solamente nel giorno successivo alla preparazione. Come condimento si può utilizzare della smetana (panna acida), da sola o unita alla crema di latte. Durante il pasto, lo šči viene accompagnato da fette di pane nero.

La botvin'ja in russo: ботвинья è una pietanza russa che consiste in una zuppa fredda a base di kvas acido e di brodo di fusti di barbabietola. Nella variante principale viene aggiunto del pesce pregiato fresco e salato; esiste anche una botvin'ja "vuota", cioè priva di pesce.

Il rassol'nik in russo: рассольник è una pietanza russa che consiste in una zuppa, principalmente a base di cetrioli salati, a cui può essere aggiunta anche della salamoia di cetrioli.

Il rassol'nik è conosciuto in Russia fin dal XV secolo (allora era chiamato "kal'ja", e in essa la salamoia di cetrioli poteva essere sostituita con del succo di limone). Tale kal'ja viene oggi definita come una zuppa agrodolce di pesce.

Il rassol'nik può essere preparato in versione vegetariana oppure con un'aggiunta di carne. In quest'ultimo caso vengono solitamente utilizzati dei sottoprodotti di lavorazione, come reni di bovino e di suino e frattaglie, comprese quelle di volatile.

Alla zuppa si possono poi aggiungere patate, vari tipi di grano (riso, grano saraceno, orzo perlato e brillato,...) ed erbe aromatiche (radici di prezzemolo, pastinaca, sedano).

I pel'meni (in russo: пельмени singolare пельмень, pel'men'; in bielorusso: пяльмені ; in lingua tartara: pilmän(när)/пилмән(нәр)) sono un piatto tradizionale dell'Est Europa (soprattutto Russia) - prodotti con ripieno di carni miscelate, avvolto in una sfoglia sottile (composta di farina ed uova, talvolta con l'aggiunta di latte od acqua). Maiale, agnello, manzo, oppure qualunque altro tipo di carne può essere usato come ripieno; il mischiarne diversi tipi è un'usanza comune. La ricetta tradizionale degli Urali richiede il 45% di manzo, il 35% di agnello ed il 20% di maiale per il ripieno. Spesso vengono miscelate con il ripieno altri ingredienti tipo pepe, cipolla ed aglio.

I pelmeni sono, di solito, conservati congelati e preparati poco prima di essere consumati, cuocendoli nell'acqua bollente sino a quando galleggiano. Il piatto che si ottiene viene servito con burro e/o creme acide (senape, rafano ed aceto sono molto diffuse). Alcune ricette prevedono di friggere i pelmeni dopo la cottura, sino a raggiungere un colore marrone dorato.

I pelmeni appartengono alla famiglia delle paste ripiene. Sono fortemente correlate ai varenyki - un tipo di pasta ripiena tipico dell'Ucraina, con ripieni a base di patate e formaggio molle fresco. I pelmeni sono anche simili ai potstickers cinesi. La maggiore differenza fra i pelmeni e gli altri tipi di paste ripiene sta nella loro forma e misura - il pelmeno tipico è grossomodo sferico con un diametro di 2 - 3 cm, mentre gli altri tipi di pasta ripiena sono di solito allungati e più larghi.

La smetana (in italiano panna acida) è la panna naturalmente inacidita con l'uso di batteri diffusa nell'est e nel nord Europa. Può accompagnare piatti dolci, salati, caldi o freddi, e il suo sapore è molto delicato leggermente acidulo. La panna acida viene definita con molti termini differenti a seconda delle tradizioni culinarie locali.

Paska in russo: Паскаè il nome di un dolce russo che viene, come suggerisce il nome, confezionato a Pasqua. Si prepara mischiando del burro e dello zucchero a quark oppure ricotta. Asciugando accuratamente il dolce per alcuni giorni in un vaso di coccio, i russi lo decorano con frutta candita o frutta secca e lo servono in occasione della festa.

I varényki (варе́никі in ucraino, singolare варе́ник) sono un piatto tradizionale ucraino di pasta ripiena di forma triangolare o a mezza luna, con ripieni a base di patate, carne, formaggio fresco molle o bacche (ciliegie, mirtilli ecc.).

Questo piatto è considerato uno dei piatti più tradizionali dell'Ucraina. La parola varenyk deriva dal verbo cuocere (варити in ucraino). Il piatto pronto è servito con panna acida o olio con cipolle fritte.

Sebbene esistano circa una trentina di specie di storioni ed il caviale sia stato prodotto a partire da uova estratte da molte specie diverse e in varie zone del mondo, tre tipologie di caviale sono maggiormente note in quanto sono state costantemente presenti nei mercati internazionali. Esse infatti fanno riferimento a storioni che vivono principalmente nell’area più produttiva del mondo, quella del Caspio e vengono quindi pescati in Azerbaijan, Iran, Russia, Kazakistan e Turkmenistan.

  • Beluga, proveniente dallo storione      beluga (Huso      huso). Lo storione beluga (il corretto nome commerciale in      lingua italiana è storione ladano) può raggiungere i 4 m di lunghezza e      superare la tonnellata di peso. Era presente anche      nelle acque italiane, oggi è il più raro e quindi anche il più costoso.      Vive anche in mare aperto ed è l'unico storione che si nutre      prevalentemente di pesce. Raggiunge la maturità femminile a circa 20 anni      e può fornire fino a 150 kg di caviale. Produce un caviale a grana grossa      (superiore a 3 mm di diametro) con una colorazione dal grigio perla al      grigio scuro. Si contraddistingue per l'etichetta sulla confezione di      colore azzurro o blu.
  • Ossietra (Osetra, Oscietra      o Asetra), proveniente dallo storione russo Acipenser gueldenstaedtii, dallo storione persiano Acipenser persicus e      dall'Acipenser nudiventris (specie divenuta ormai rarissima). Sono      storioni di media taglia e possono pesare 20–60 kg, dando un caviale dal      gusto morbido e leggero aroma di nocciola con una colorazione fra il      marrone scuro e il nocciola. Da molti viene considerato il caviale più      raffinato. Ha una granatura media. L'Ossietra reale (spesso scritto      anche Oscietra reale) può arrivare ai 200 kg, con uova grosse di      colore marrone dorato. Si contraddistingue per l'etichetta di colore      giallo. Lo storione siberiano Acipenser baerii produce un caviale spesso      confondibile con l'Ossietra e talvolta fraudolentemente etichettato      come tale.
  • Sevruga, proveniente da Acipenser      stellatus (il nome commerciale in lingua italiana è storione stellato),      uno storione di piccole dimensioni che arriva fino a 25 kg di peso e      supera raramente il metro e cinquanta di lunghezza. È quindi      caratterizzato da uova più piccole (1 mm circa di diametro), colore dal      grigio chiaro al grigio antracite, aromatico. Si contraddistingue per      l'etichetta di colore rosso o arancio.

Il caviale viene suddiviso tradizionalmente in diversi livelli di qualità che dipendono da vari fattori, tra i quali l'uniformità, la consistenza delle uova, le dimensioni, il colore e il profumo. Data la facilità di assemblare partite diverse sulla base delle caratteristiche fisiche, queste sono state tradizionalmente preponderanti come criteri di classificazione. In generale più chiaro è il colore delle uova e maggiore sarà il pregio. I gradi sono: 0 (colore più scuro), 00 (tono medio), 000 (tono chiaro), i più costosi sono spesso chiamati "royal caviar" o "imperial caviar". Oggi il sistema di classificazione utilizzato in acquacoltura tende ad essere diverso. Il grado di maturazione viene controllato strettamente, mentre diventa più importante considerare altri parametri qualitativi quali sapore, profumo e consistenza.
Il caviale è un alimento molto apprezzato e parimenti molto costoso. Il più costoso in assoluto è il rarissimo Almas che proviene da esemplari albini e viene confezionato in scatole d'oro a 24 carati, può costare fino a 24.000 € al chilogrammo.

Il caviale si apprezza in purezza, dato il pregio, il costo e il fine aroma; cucinare con il caviale è vivamente sconsigliato e non permette di gustarlo appieno.
Eventualmente può essere accostato ad amidi dal sapore leggero quali quelli delle patate, del riso e della pasta (è celebre la preparazione di Gualtiero Marchesi con gli spaghetti). Il prodotto che un tempo raggiungeva il mercato senza la protezione della refrigerazione durante il trasporto e quindi caratterizzato da sapori più intensi, veniva spesso accompagnato da pane tostato e burro, limone a spicchi o servito all'uso russo con blinì e panna acida o al cartoccio con una noce di burro o con uova alla coque. Altri modi di servire le qualità meno pregiate è accompagnarle con cipolline fresche tritate o uova sode tritate.
Si serve mantenendolo ben freddo. In vendita si trovano contenitori appositi fatti in modo che la ciotola di servizio resti immersa in un letto di ghiaccio tritato. Vengono usati utensili in osso, corno, madreperla, legno (ma anche oro o plastica), evitando l'argento e l'acciaio, o comunque altri materiali metallici, che possono alterare il sapore ed il colore del caviale.
Si accompagna con Champagne o Vodka ben ghiacciata. Il caviale andrebbe consumato il giorno stesso in cui viene aperto; se questo non fosse possibile, ricoprirlo con pellicola, appoggiandola sopra in modo da evitare il più possibile il contatto con l'aria e mettere in frigo ricoprendo il contenitore di ghiaccio.
Non va assolutamente surgelato.

Il prjanik (Пряник) è un panforte tipico della città di Tula in Russia, famosa anche per il samovar e le armi. È di forma rettangolare ed è a base di farina, miele, noci, bacche, uva, spezie (limone, menta, vaniglia, zenzero, anice, cumino, noce moscata, chiodi di garofano) e guarnito con del cioccolato anche come decorazione. Servito su un grande piatto di portata, è per antonomasia il dolce delle feste.

L'origine del panpepato risale addirittura al neolitico, più precisamente al 350 a.C.: Egizi e Romani conoscevano il "panus mellitus", mentre in Germania il dolce al miele veniva chiamato Lebkuchen che è tutt'oggi il tipico dolce di Natale.

In Russia le prime notizie riguardanti il panforte risalgono al IX secolo: all'epoca era noto come "pane al miele" e veniva preparato con farina di segale, miele, frutti di bosco e succo di mele. In seguito, a partire dal XII - XIII aumentarono i contatti commerciali con l'Oriente, dal quale si importavano le spezie, che verranno impiegate nella preparazione del prjanik e di altre pietanze tipiche.

Dal XVIII secolo la produzione di prjanik si è estesa alle città di Perm, Arcangelo, Tver, Novgorod.

Il pirog (in russo: пирог, plurale пироги /pira'gi/) è una pietanza di pasta ripiena, dolce o salata, cotta al forno o fritta. Esiste una grandissima quantità di ricette di pirog: le variazioni riguardano la pasta (può essere usata pasta lievitata, pasta frolla o pasta sfoglia), il ripieno (dove può essere utilizzato ciò che più piace) e l'aspetto esteriore (i piroghi possono essere chiusi, aperti o fatti con la sfoglia).

Alcuni pirog vengono serviti in determinate occasioni, per esempio durante banchetti funebri o domande di matrimonio; in Russia il pirog è considerato il simbolo del focolare domestico.

Nella cucina russa il pirog viene preparato con pasta non dolce e solitamente ha una forma oblunga. Inoltre, durante la Quaresima, la pasta viene preparata con olio vegetale invece che con il burro. Esistono poi vari generi di pirogi:

  • Kulebjaki: piroghi aperti con      ripieno di carne, pesce, funghi, bacche o cavolo.
  • Pirožki: piccoli piroghi.
  • Kurnik: pirog con pollo e kaša.
  • Piroghi dolci con miele,      marmellata o bacche.
  • Nakrepok: pirog con kaša      friabile e coperto di pesce pregiato salato.
  • Rasstegaj: piroghi di pasta      lievitata, aperti e con vari ripieni

 

I bliny (anche conosciuti come blintz, blintze o blin) sono delle focaccine a base di farina e lievito, di forma circolare e del diametro di 10-15 centimetri. Sono tipiche della cucina russa e simili alle crêpes, ma con la differenza che rispetto a quest'ultime, necessitano di lievitazione.

Si servono tradizionalmente con panna acida per accompagnare il caviale o il salmone affumicato o le uova di salmone. Sul bliny caldo si mette una cucchiaiata di panna acida, poi il salmone o il caviale, infine si arrotola. Possono essere mangiati anche con il jam (Варенье) o con la ricotta. Esiste anche la versione salata (l'impasto viene preparato con grano saraceno), preferibilmente accompagnata da caviale o aringhe con panna.

Le bevande tradizionali sono:

  • kvas bevanda russa fermentata poco alcolica il cui      ingrediente principale è la linfa di betulla
  • kisel' (кисель) - gelatina di frutta,
  • mors (морс) - bevanda che si ottiene dopo la      cottura di alcuni frutti di bosco, di solito Ossicocco o mirtilli rossi.
  • kompot - simile al mors ma con fragole e/o lamponi
  • Il kvass o kvas (in russo: Квас[?] dal verbo квасить "far fermentare") è una bevanda russa fermentata, poco alcolica (Il tasso alcolico del kvass arriva al massimo al 2.2%)
  • Tale bevanda è frutto della naturale fermentazione di un qualsiasi vegetale. Frutta e bacche sono state probabilmente i primi prodotti ad essere utilizzati. Uno degli ingredienti per il kvass è la linfa di betulla, presa all'inizio della primavera. Anche cereali possono essere utilizzati, come il grano, la segale, l'orzo, per il kvas da tavola, oppure pane nero o di segale con l'aggiunta di zucchero o frutta, solitamente mele.
  • Il kvass è una bevanda comune in Russia sin dai tempi antichi, ed è sia prodotta in casa, che commercialmente.
  • Alla bevanda possono essere aggiunti aromi di frutta o erbe, come fragola o menta.

 

Con il termine kompot (in russo: компот, da pronunciare come campòt) si indica sia una bevanda dolce a base di frutta o bacche che un dessert a base di frutta bollita immersa nello sciroppo di zucchero.

Il kompot, sia come bevanda che come dolce, è tradizionale dei paesi dell'est Europa. L'origine del kompot si deve ricercare nelle regioni nordiche della Russia, dove veniva usato come metodo per conservare la frutta, in modo da poterla consumare anche nei periodi invernali ; solo nel XVIII secolo si diffonde prima nell'attuale Russia, e poi nel resto dell'europa orientale, nonostante tale bevanda fosse già nota anche prima.

Il kompot è altamente degradabile, quindi per la sua conservazione occorre l'utilizzo di recipienti sterilizzati e chiusi ermeticamente. La maggior parte dei kompot si preparano con l'utilizzo dello zucchero, ma questo non deve essere necessariamente impiegato. Il kompot può essere ottenuto dalla bollitura di qualunque frutto e/o bacca commestibili.

Le modalità per la preparazione del kompot sono molte: come da tradizione, bisogna far bollire in acqua e zucchero della frutta secca (ma può essere usata anche quella fresca) come mela, albicocca e prugna; le stesse modalità possono essere usate per ottenere il kompot di bacche (le bacche più usate sono: mora, lampone, ribes rosso e uva spina). La bevanda va consumata fredda

La vodka (водка in russo, letteralmente "acquetta") è una bevanda superalcolica ottenuta dalla distillazione dei cereali. È considerata la bevanda superalcolica tradizionale russa.

La vodka è un distillato di cereali (ma anche ottenuto da fecola e polpa di patata) ottenuto da almeno 3 distillazioni e filtrato su materiali diversi (carboni, polveri di diamante, farine fossili, ecc.). Dalla prima distillazione si ottiene la brantowka (vodka bruciata, 15°), dalla seconda la prostka (vodka rustica, 30°) e dalla terza l'okovita (acquavite, 70°).

Tralasciando le sostanze responsabili dei sapori tipici di questa bevanda, la vodka è composta principalmente da acqua e alcool (etanolo) presente tra il 37,5 e il 60 percento in volume. Nella classica Vodka Russa, il tasso di alcool presente deve essere del 40 percento, numero attribuito dal famoso chimico russo Dimitri Mendeleev.

La Vodka è tra le bevande alcoliche più antiche e più bevute del mondo. La sua provenienza non può essere ricostruita con precisione, ma si pensa che sia da rintracciare nelle attuali Polonia e Russia.

Trae quindi le sue origini nell'Est Europa, dove si contendono la paternità del nome la Polonia e la Russia. La parola "vodka" è, in varie lingue slave, diminutivo dei termini corrispondenti all'italiano "acqua", ad esempio in russo "вода" [voda], o in polacco "woda", in analogia con l'italiano "acquavite" che, similmente, designa una bevanda che ha l'aspetto limpido e trasparente dell'acqua. Essa è apparsa scritta, per la prima volta, in Polonia nel 1405 in un registro di Sandomierz Court. Probabilmente si è voluto indicare con il nome di "acquetta" (con ironico eufemismo) un distillato leggero e pulito nel gusto, ma non certo nel grado alcolico, perché, come già accennato, alcune qualità di Vodka superano agevolmente anche i 50º alcolici. È poi interessante sapere che la vodka viene chiamata, nelle località dove si presume sia nata, con parole la cui radice significa "bruciare", per esempio in polacco: gorzałka.

Nel 1520, nella sola Danzica in Polonia operavano già una sessantina di distillerie ufficiali, senza contare quelle clandestine. In Russia, nel 1649, lo Zar Alessio promulgò un codice imperiale per la produzione della Vodka; e all'inizio del XVIII secolo i nobili proprietari terrieri avevano l'autorizzazione per detenere un alambicco per piccole produzioni di consumo privato. Qui il termine Vodka (con significato moderno) venne scritto in un documento ufficiale risalente al regno dell'imperatrice Caterina II; il decreto, datato 8 giugno 1751, regolava la proprietà di alcune distillerie di vodka. Un'altra possibile origine del termine può essere trovata nelle cronache di Novgorod, dell'anno 1533, dove il termine "vodka" è stato utilizzato nel contesto di tinture alcoliche.

Oggi in Polonia e Russia sono migliaia le distillerie che producono questa bevanda. Si produce un'ottima vodka anche in quasi tutti i paesi dell'Est e del Nord Europa, i quali sono anche ottimi consumatori, con tradizioni che si tramandano da secoli. Nell'Europa Occidentale e nel Nord America la diffusione su larga scala ha invece una storia più recente. Essa raramente veniva bevuta al di fuori dell'Europa orientale prima del 1950 ma la sua popolarità fu estesa anche al Nuovo Mondo in seguito al dopoguerra francese. Nel 1975, negli Stati Uniti d'America, sorpassò le vendite del bourbon whiskey, fino ad allora il liquore più bevuto dalla popolazione americana. Anche se la vodka non appartiene alla cultura italiana, in questi ultimi anni è aumentata nel paese sia la produzione che il consumo della bevanda. Si può quindi ormai definire la Vodka una bevanda conosciuta e prodotta su scala mondiale.

Narra una leggenda russa, che i cavalieri cosacchi durante un attacco, si trovarono di fronte ad un lago che ne ostacolava il passaggio. Il rapido dileguarsi del nemico impediva la perdita di tempo nella costruzione di un pontone. Il pope che accompagnava il reggimento cosacco, benedisse allora l'acqua del lago trasformandola in vodka così che cavalli e cavalieri poterono berla e passare dall'altra sponda.

Un luogo comune molto diffuso è quello di attribuire alla vodka una aurea di purezza, come se fosse il più puro degli alcolici, dovuta presumibilmente al suo aspetto limpido e cristallino.

La vodka può essere ottenuta da differenti materie prime ricche di zucchero o amido, come cereali e patate. I cereali, come nella produzione della birra, devono essere maltati per scindere l'amido in monosaccaridi fermentiscibili. Ciò avviene grazie all'azione delle amilasi le quali scinderanno anche gli zuccheri di altri vegetali presenti.

Una volta separata la parte solida si procede con la fermentazione ottenendo un liquido simile alla birra. Dopo un breve periodo di riposo vengono eseguite varie distillazioni: con questo processo si portano il grado alcolico e il livello aromatico alle soglie desiderate.

Infine si può filtrare il distillato utilizzando carbone attivo per eliminare sentori sgraditi, questo trattamento porta ad un prodotto neutro. Spesso, piuttosto che filtrare, si preferisce effettuare una distillazione più accurata per mantenere aromi caratteristici.

Con successivi allungamenti di acqua (piovana, distillata, o sorgiva) si ottiene la gradazione con la quale la vodka verrà messa in commercio.

Tralasciando il contenuto alcolico, le vodka possono essere distinte in due grandi categorie: le vodka pure e quelle aromatiche.

La vodka è un distillato che va bevuto liscio e freddo (ma non ghiacciata) per assaporarla meglio in tutta la sua pienezza, come ci insegnano nei paesi d'origine. Va servita nel classico bicchiere da vodka russo che non è a forma di provetta, come si usa scorrettamente, ma è un piccolo calice a pareti svasate, tale da consentire di bere il distillato non tutto di un fiato, ma in modo da dare la possibilità di assumerne insieme piccoli snack, vivande o un sorso d'acqua. È ottima anche nella preparazione di primi piatti italiani, come anche per cocktail e long drink. Riesce sempre ad unirsi al meglio con gli altri ingredienti senza mai prevalere, donandoci, alla beva, una piacevole armonia di gusto.

 La tradizione slava preferisce l'accompagnamento con antipasti salati e verdure marinate, in particolare cetrioli.